Le candele sono, invece, il simbolo di luce delle classi terze: la “Storia delle quattro candele” è raccontata attraverso un grande libro illustrato e il simbolismo dei gesti. In una stanza avvolta dalla semioscurità pian piano le fiammelle della pace, della fede e dell’amore si affievoliscono fino a spegnersi sopraffatte dall’odio, dalle guerre e dalle incomprensioni del nostro mondo. Solo l’innocenza dei bambini riuscirà a convincere l’ultima candela, quella della speranza, a non lasciarsi spegnere e a riaccendere tutte le altre.

“CHE NON SI SPENGA MAI LA SPERANZA NEI NOSTRI CUORI” è il significativo messaggio finale, al quale segue una danza coreografata con le candele accese sulle note della canzone di Avalon “Light a candle”

Le classi quarte introducono il valore dell’accoglienza: è molto bello sentirsi pensati, accolti e amati a casa, a scuola, dagli amici, nei luoghi di lavoro.
Accogliere significa mettersi a disposizione dell'altro, essere ospitali: ecco perché nelle civiltà antiche l'ospite era considerato sacro. Nella Sacra Scrittura accogliere significa aprire la porta allo straniero, al viandante, farlo entrare in casa propria, invitarlo a pranzo e mettersi al suo servizio.

Certo non è semplice, spesso facciamo fatica ad accogliere l'altro così com'è con tutti i suoi bagagli, compreso il bagaglio più difficile da far passare alla frontiera del nostro egoismo: la carta d'identità.
Ma se amare significa allenarsi nell'essere accoglienti e attenti, attraverso piccoli gesti quotidiani, allora "amare" significa "accogliere il fratello come dono" affinché la nostra non sia un'accoglienza passiva, sopportata, tollerata bensì un'accoglienza vera, attiva, gioiosa, che porta a fare spazio all'altro nel proprio ambiente vitale, fino a farlo diventare parte di noi.
